Investire nell’immortalità: la nuova sfida dei miliardari della Silicon Valley
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Investire nell’immortalità: la nuova sfida dei miliardari della Silicon Valley

Date
Jan 2, 2022 8:32 PM
Tags
economia startup e fintech

A tutti i problemi c’è un rimedio, tranne che alla morte. O almeno, non ancora. Una startup della Silicon Valley è convinta che riprogrammando le nostre cellule potremmo invertire l’invecchiamento e alcuni miliardari, tra cui Jeff Bezos, ci credono, tanto da investirci.

La questione è nata con l’ibernazione, ma l’industria dell’immortalità vale già miliardi

Prolungare il proprio tempo sulla terra, da diventare praticamente immortali, è il sogno di molti, tanto che la letteratura mondiale di ogni secolo ha raccontato molte storie a riguardo. Se prima, tuttavia, si poteva definire una completa utopia, ad oggi la scienza vi si sta avvicinando, con dei sistemi di dubbio funzionamento, ma esistenti.

La prima di queste possibili soluzioni è l’ibernazione, una condizione biologica in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo: il battito cardiaco rallenta, il metabolismo si riduce e la temperatura corporea si abbassa. Nel mondo animale è un fenomeno conosciuto come letargo, ma per gli umani la questione è molto più complessa.

L’Ibernazione, scientificamente detta sospensione crionica, avviene nel momento in cui una persona appena deceduta, viene sottoposta alla pratica di congelamento, immergendola nell’azoto liquido, nella speranza che, in un prossimo futuro, la medicina abbia trovato le cure necessarie che possano salvare questi corpi dalla malattia per la quale sono deceduti e possano un giorno ritornare in vita.

Ad oggi però, la scienza non è in grado di assicurare che i corpi, una volta ibernati, tornino in vita senza danni, in quanto nessuna tecnologia esistente permette la realizzazione di questo complicato e controverso processo.

Al momento esistono solo tre centri in tutto il mondo in cui è possibile eseguire la crionica sugli esseri umani: l’Alcor, in Arizona, il Cryonics Institute sempre negli Stati Uniti e fondato da Robert Ettinger, “padre” della crionica e la KryoRus, in Russia.

Si calcola che, attualmente, ci siano almeno 350 corpi in questo stato e altri 2000 sono già in lista di attesa, nonostante i costi del processo siano da capogiro: tra i 160 e i 200 mila dollari (anche se non mancano i primi tentativi di abbonamenti mensili per rendere il costo più conveniente come nel caso di Tomorrowbiostasis). Da questi dati si comprende bene come questo tipo di industria valga già centinaia di migliaia di dollari.

L’ibernazione, tuttavia, è un sistema che agisce dopo la morte, in un futuro in cui sia possibile risvegliarsi e continuare la propria vita, ma altre società stanno lavorando a soluzioni diverse.

Invertire l’invecchiamento: l’idea di Altos Labs è rivoluzionaria

Le società biotech che stanno cercando di invertire l’orologio biologico, crescono a vista d’occhio: da Human Longevity che utilizza algoritmi per prevedere, sulla base di un test del DNA, il rischio di sviluppare un cancro e Unity Biotechnology che distrugge le cellule danneggiate grazie al suo prodotto UBX0101, in grado, secondo l’azienda, di aumentare la vita media di un individuo del 24%, fino ad arrivare alla più “artigianale” Ambrosia, che vuole combattere la vecchiaia attraverso trasfusioni di plasma di giovani donatori. I risultati rimangono tutti da dimostrare, infatti, viene definita una società “morta”.

Tra le tante soluzioni fantasiose, una delle ultime aziende arrivate è la startup Altos Labs basata nella Silicon Valley, che ha attirato l’attenzione di un pool di miliardari, tra cui Jeff Bezos proprietario di Amazon nonché l’uomo più ricco del mondo, raccogliendo 231 milioni di dollari per sviluppare una tecnologia biologica capace di ringiovanire le cellule. Oltre alla possibilità di rallentare l’invecchiamento, vi sarebbe anche quella di “ripristinare” la giovinezza, invertendo letteralmente il processo di invecchiamento.

L’idea può sembrare alquanto folle, ma di diverso avviso sono i numerosi e prestigiosi scienziati che Altos Labs ha ingaggiato per lavorarci. È Shinya Yamanaka lo scienziato senior alla guida del comitato scientifico della startup, premio Nobel nel 2012 per aver scoperto il processo di rigenerazione biologica, con le cellule staminali pluripotenti indotte. Semplificando, la possibilità di riportare cellule adulte differenziate e sviluppate, ad uno stadio simil-embrionale dove potrebbero differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula necessaria all’organismo, con forti implicazioni nell’ambito del ringiovanimento.

Atri scienziati, diventati famosi per esperimenti controversi, fanno parte dell’equipe. Lo spagnolo Juan Carlos Izpisua Belmonte, il biologo finito alla ribalta per un curioso esperimento che portò alla creazione di embrioni di scimmie contenenti cellule umane. Insieme a lui c’è anche Steve Horvath che ha sviluppato una tecnica per misurare l’età degli esseri umani sulla base di 353 marcatori epigenetici (alterazioni dei tag chimici del Dna, modificazioni che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA) che modificano il fenotipo, ovvero l’apparire, senza alterare il genotipo, ovvero l’essere, non mostrando dunque i segni del passaggio del tempo sul corpo umano. Una tecnica conosciuta anche come “orologio epigenetico” oppure “orologio di Horvath”. Lo stesso Horvarth, in un esperimento condotto nel 2019, fece assumere a nove volontari un cocktail di ormoni e farmaci per un anno. Al termine, l’età biologica del campione si sarebbe ridotta in media di due anni e mezzo (misurata attraverso i marcatori presenti nel Dna). Un risultato che sorprese lo scienziato stesso.

Ma funziona davvero dal punto di vista scientifico?

La risposta è abbastanza univoca: per ora non vi è una tecnologia in grado di ritardare l’invecchiamento e di farci aspirare all’immortalità. In Altos Labs, tuttavia, sono convinti di poter trovarla, in un modo o nell’altro e stanno quindi iniziando a realizzare centri di ricerca in tutto il mondo; avviando una campagna acquisti di scienziati da stipendiare, anche lautamente, affinché si dedichino solamente a questa iniziativa.

Il DNA è un codice che contiene tutte le informazioni riguardo l’esistenza di ogni singolo individuo, esattamente come il codice di programmazione sta dietro un software. È lecito chiedersi se, come avviene facilmente nel campo dell’informatica, sia possibile “hackerare” questo codice, riscrivendo alcune stringhe, per arrivare a posticipare, se non evitare, l’incombenza della morte. Essendo gli esseri viventi, l’esatto opposto di semplici macchine, la risposta potrebbe non essere così scontata.

Uno dei problemi che devono affrontare, come spiegano gli scienziati tra cui, Alejandro Ocampo dell’Università di Losanna per la rivista Technology Review del MIT, è che la riprogrammazione non ringiovanisce semplicemente le cellule, ma cambia la loro identità. Per questo motivo la tecnologia è ancora troppo pericolosa per essere provata sull’uomo. A riprova di ciò ne sono la testimonianza gli effetti collaterali, come la comparsa di tumori, che si sono presentati in alcuni esperimenti precedenti.

La questione eticità: potremmo mai diventare un mondo di immortali?

Oltre ai diversi problemi tecnici precedentemente affrontati, ce n’è uno che va ben oltre: l’eticità.

Quella dell’immortalità potrebbe essere la più grande disuguaglianza che sia mai esistita sulla terra. Nonostante ogni essere umano aspiri a vivere il più a lungo possibile, solo chi avrà il sufficiente benessere economico potrà vivere davvero quanto desidera, andando a creare un manipolo di personaggi eletti a cui è concesso vivere anche il doppio degli altri.

Tuttavia, la disuguaglianza tra l’elite degli “immortali” e quella dei “comuni esseri umani”, sarebbe nulla in confronto ai ben più gravi problemi che ne risulterebbero se sempre più persone cominciassero ad arrivare a vivere fino a 200 o 300 anni, in termini di sostenibilità su tutti i fronti e sovrappopolamento.

Magari, quando questa tecnologia sarà matura, saremo probabilmente già emigrati su altri pianeti, dove, almeno che per un po’, ci sarà posto per tutti, nel frattempo, non dobbiamo dimenticare che persino Dorian Gray desiderava vivere giovane e bello per sempre, ma alla fine, finì per rovinarsi l’esistenza ed uccidere sé stesso, senza nemmeno accorgersene, bramoso com’era di essere immortale.

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